ESKO – di Brocchetta Massimo

 

Quella mattina bloccai la sveglia al primo squillo. L’agitazione che, solitamente, assale alla vigilia di un evento particolarmente importante, e sentito, mi aveva svegliato molto presto.

Quella domenica mattina ,infatti, aveva qualcosa di particolare.

Mi alzai e, aperta la finestra, il sole settembrino mi salutò raggiante lanciandomi quel buon giorno che allieta cuore e anima.

Il mio pensiero, però, corse subito a lui e a quello che ci aspettava quel giorno.

Mi stupii di non avere timori particolari, forse più curiosità, la voglia di misurarsi e provare le proprie potenzialità. Vi erano stati altri episodi, è vero, ma mai così importanti, e poi, con ben altri avversari.

Andai a trovarlo e il vederlo rilassato nel suo modo così consueto mi fece sorridere: in fin dei conti, per lui, il sole era sorto nel solito modo e la giornata non era poi tanto differente dalla precedente.

Ecco quella sua flemma un po’ apatica, ingannevole e seducente, eppure così mutevole all’occorrenza. Bah...che pensieri bizzarri.

Preparai la macchina e lo feci salire al solito posto...il suo posto.

Mi recai all’appuntamento con l’amico Bruno, personaggio originale e caratterialmente imprevedibile, in ogni caso un autentico maestro di cinofilia.

Non mancarono i soliti improperi sulla levataccia, sui vestiti, le sigarette finite, su Bertinotti e Berlusconi, dopo 2 chilometri ero già entrato e uscito da almeno cinque argomenti mondiali frutto della sua loquacità irrefrenabilmente lunatica.

Poi di colpo mi chiese...”com’è oggi”, sapevo che alludeva a lui, in un anno di incontri e preparativi non si era mai dichiarato totalmente soddisfatto del suo aspetto, per un motivo o per un’altro, c’era sempre qualcosa fuori posto, eppure.....commentai “ al solito, tranquillo e in forma”...oh sì senz’altro in forma...ma veramente in forma....io sapevo le ore dedicate agli allenamenti. Sapevo che si era lavorato bene, senza risparmiarci ma divertendoci anche.

Ma di ore di prove se ne erano fatte veramente tante.

Giungemmo in quel campo sportivo quasi senza accorgercene, ripensandoci, gli ultimi chilometri silenziosi e forse un po’ più tesi. Scendemmo e feci uscire Esko, pochi colpi di spazzola, lo guardai ancora una volta e fui compiaciuto da quello che vidi: la bella testa e quel suo particolare movimento dinoccolato, mi cercò col muso nella richiesta praticamente sistematica di un biscottino...golosone.

Poi consegnai il guinzaglio a Bruno che doveva calarsi nell’unico ruolo che riusciva a farlo tacere: il presentatore di ring.

Ci avviammo dove gli altri concorrenti già attendevano la chiamata del giudice....Dio quanta gente e quanti soggetti di stupenda fattura.

Ero senza fiato, corsi a sfogliare il catalogo per vedere il numero di partecipanti...74...che colpo d’occhio davano.

Ci separammo ed Esko entrò nel ring. Adesso aveva ben poco del pastore apatico del mattino...lo vedevo fremere, penso sentisse l’approssimarsi della gara. Non cercava la rissa con gli altri cani, anzi sembrava cercasse il modo di concentrarsi, annusava le corde di bordo ring, metteva in tensione il lungo guinzaglio quasi a determinarne spazio e resistenza.

Il giudice chiamò i concorrenti in ordine di numero e Bruno si accodò al suo posto, verso la fine della lunga schiera di presentatori e cani.

Ultimi controlli, ultimi ritocchi...e...si parte.

Lo schiamazzo dei proprietari, intorno al ring, era quasi un frastuono, trombe, fischietti, urla, ognuno, a modo suo, lanciava il proprio “giddap” al proprio animale. Gesù Santo...Esko non poteva sentirmi in mezzo a tutto quel frastuono. Rimasi in silenzio, lo vidi muoversi deciso, tendere il guinzaglio sul collare allargato al massimo per concedergli tutta l’aria possibile.

La lunga fila compì alcuni giri di ring. Il giudice cominciò ad operare le prime scelte.

Alcuni cani vennero fatti avanzare di qualche posto, poi...eccolo il segno tanto atteso...indicò a Bruno di uscire dal gruppo, lo chiamò vicino, osservò il cane a soppesarlo nei minimi particolari ad anticiparne quasi il cosa potesse ancora dare...lo fece entrare al ....decimo posto...decimo posto al Campionato Nazionale di Razza??? Decimo posto, ero felice e incredulo che il mio stupidone fosse lì, eppure.....

I cani camminavano, nel ring, già da oltre mezz’ora e si notavano i primi segni della fatica peraltro appesantita dalla temperatura particolarmente calda e afosa. Ma, aspetta, il giudice osservò Esko e lo segnò avanti di quattro posti. Eravamo sesti, oltre il sogno.

In un’ora di giri, nel ring, il giudice aveva disposto i cani in base al suo ordine di merito nel rispetto del concetto fondamentale della salvaguardia dei canoni essenziali di razza, oltre che al suo indiscutibile gusto personale. Tutti i 74 cani erano in ordine.

A questo punto il suo interesse era totale per il gruppo di testa.

Mi accorsi quando guardò Esko, lo seguì con attenzione per un mezzo giro, poi indicò...avanti di due.Il mio cuore ebbe un sobbalzo...ci giocavamo il podio...

I cani nel ring erano stremati alla stregua di noi, fuori, e dei conduttori, madidi di sudore e, in più di un caso, colpiti da crampi.

Le lingue penzoloni e la schiuma ai lati della bocca erano il segno inequivocabile che le energie erano ridotte al lumicino, con le bocche spalancate in evidente “sete d’aria”. Ma avanti un’altro giro e poi un’altro ancora.....il giudice misurava la sua indecisione guardando il gruppo di testa , dal lato, sul davanti, dietro....e in quel momento il suo sguardo si posò su Esko, Bruno se ne accorse, attento come sempre, sollevò una mano....voleva che chiamassi il cane...ancora una volta ad incitarlo. Mi parve che il mio fischio, unito al richiamo del suo nome, risuonasse in modo esagerato, forte in mezzo al rumore che ci attorniava, eppure il dubbio che il mio Esko non lo udisse era tanto...in quel momento, però, sembrava ci fossimo solo noi due, in quel posto....al richiamo il suo corpo fu percorso da un lungo tremito, lo strappo sul guinzaglio fu inverosimilmente poderoso quasi a strapparlo dalle mani del conduttore, la splendida testa salì alta in cielo, dove solo i re possono arrivare, i muscoli del collo si gonfiarono al punto da non essere neppure segnati dal collare metallico che appena schiacciava il pelo, si poteva solo immaginare la pressione del sangue in quelle vene; garrese, rene e groppa divennero un tutt’uno plasmando una linea dorsale ineccepibile in una armonia di forme scultorea, l’anteriore, quell’angolatura anteriore sembrò lanciare le zampe oltre la linea dell’equilibrio. La coscia potente esplodeva la sua spinta propulsiva in avanti, ancora in avanti, sempre più avanti.

La sua risposta era lì...davanti a me, sapevo che dal mazzo aveva estratto l’ultima carta, senza trucchi, senza pensare se la meritavo, senza chiedermene il motivo, senza farmi colpa per ciò che gli chiedevo e la gettò sul panno verde lì ai miei piedi e solo per me.

Grande...ragazzo vai nel vento.

Lì, nel ring, gettò il suo grande cuore oltre la palizzata, oltre ogni dubbio, oltre il lecito, nell’unico modo in cui sapeva e poteva fare.

La sua bellezza rasentava la perfezione, la sua armonica eleganza lo faceva re nei re.

Sapevo che così sarebbe andato avanti sino all’ultimo alito di vita, ponendo la sua anima ai mie piedi.

E ancora il suo sguardo fiero e indomito mi cercava tra la folla.

 

Esko,il mio grande pastore tedesco,ormai non c’è più; ha però avuto una brillante carriera anche come riproduttore. Dopo quella gara le nostre strade si separarono in quanto le mie finanze non mi permettevano di garantirgli quel futuro che era giusto avesse, e che poi ha avuto, grazie all’impegno di persone capaci e più facoltose di me.

A distanza di anni ho ritenuto importante fargli sapere, con queste poche righe, che ciò che mi è rimasto, dentro nel cuore, non è il risultato di quel giorno di settembre, non è un valore economico aggiunto, non è la fatica del lavoro fatto insieme, non è niente di tutto questo....dentro di me vive ancora, e vivrà tutta la vita, quell’ultima immagine di incondizionata e totale devozione scolpita in modo indelebile in un non scritto, ma quanto meno indimenticabile, testo portato dal vento del ricordo.

Grazie Esko per la tua lezione di vita, forse, in quell’attimo, avresti potuto non essere un cane di razza ma un piccolo meticcio, avresti potuto avere un aspetto diverso e meno costruito, avresti potuto essere il tutto o il niente.....per me resterai sempre quel grande, grandissimo cuore oltre l’ostacolo.

 

Amico che fino a poche ore fa avevi un compagno come avevo io, vorrei che queste poche righe ti facessero riflettere su ciò che hai fatto, vorrei che tu capissi che su quella strada non hai abbandonato soltanto un animale, ma vi hai lasciato, forse, l’unico essere disposto ad offrirti tutto se stesso senza chiedere in cambio altra moneta se non la tua mano tesa.