(dal periodico “Quattro
Zampe”)

I suoi primi passi per le strade del mondo non furono agevoli. Quando, all’indomani del primo conflitto mondiale, i soldati degli eserciti alleati ritornarono in patria raccontarono che la Deutsche Wermacht, l’esercito tedesco, impiegava nei servizi militari cani di razze a loro sconosciute, fra quali anche un pastore molto resistente e attivo. Addirittura soldati statunitensi ne portarono qualche esemplare oltre Atlantico senza però attirare l’interesse dei cinofili del loro paese. Nessuna meraviglia, visto che nella sua stessa patria, gli allevatori avevano stentato a fare accettare il pastore nei servizi di polizia e militari in sostituzione dei cani britannici sino ad allora impiegati.
Dopo essersi fatto conoscere sul campo viene guardato con una certa diffidenza. Nel Regno Unito di Inghilterra e Gran Bretagna, non gli viene riconosciuto il suo nome. La cinofilia ufficiale lo classifica quale “foreign shepard dog”, cane da pastore straniero. Passano alcuni anni e gli viene affibbiato il nome di “alsatian wolf dog”, cane lupo alsaziano e soltanto nel 1960, finalmente, viene allevato con il suo nome: “german shepard dog”. In Australia gli viene affibbiata l’etichetta di cane inutilmente aggressivo e pericoloso e, per molti anni, ne viene vietata l’importazione. In Italia i primi soggetti, provenienti dalla Germania, si possono ammirare all’esposizione internazionale di Milano del 1906. Conquista immediatamente grandi simpatie e subito dopo viene dato l’avvio all’allevamento della razza.
Superate le difficoltà iniziali la sua ascesa diviene irresistibile tanto da essere oggi la razza più allevata nel mondo. Questo meritato successo lo deve all’intelligenza vivace, alla grande adattabilità, alla capacità di apprendimento, alla spontanea adesione alla volontà dei suoi compagni familiari e di lavoro. Il successo è dovuto anche e, forse, soprattutto alla circostanza che in ogni paese vengono seguiti sistemi di selezione germanici che pongono in primo piano la salute fisica e psichica della razza. Lo standard, dopo quello del 1899, è stato di continuo aggiornato dal Club germanico, non perché il cane abbia cambiato le sue caratteristiche, ma per offrire agli allevatori e ai giudici un valido strumento per bene selezionare i riproduttori e valutarne la morfologia e l’evoluzione dei comportamenti naturali.
Un buon esemplare deve avere nervi saldi, essere in ogni momento della sua vita attento, vigile, curioso. La sua docilità è accentuata e, quindi, è ben disposto nell’apprendimento e nell’ubbidienza. Di pari livello è la socievolezza, ma, in età adulta si manifesta molto reattivo agli stimoli esterni. La sua tempra non è eccessiva tanto che mai si dissocia dai suoi compagni familiari o di lavoro per assumere atteggiamenti indipendenti che non si addicono a un cane selezionato per collaborare all’interno della società umana. Dotato di un’aggressività media, il suo coraggio è proverbiale, come dimostrato dai molti episodi dei quali è stato protagonista e ormai scolpiti a lettere d’oro nel grande libro della storia della razza.
Di fronte a tutti i problemi che la vita quotidiana gli può presentare, ha la capacità di reagire e di dare ai suoi compagni quel sostegno che da lui si attendono. Di conseguenza è un cane creativo, capace di assumere atteggiamenti appropriati alle diverse situazioni che gli si possono presentare e che di certo potrà meraviglia re chi di lui ha una conoscenza superficiale.
Nel novembre del 1976, nel corso di una intervista per questa testata, chiesi a Walter Gorrieri, profondo studioso della razza e artefice del suo grande sviluppo in Italia: Chi è I pastore tedesco? “Il Leonardo da Vinci dei cani’’, mi rispose non col tono di chi ha inventato uno slogan pubblicitario del tipo “con un pastore tedesco in casa vivrete tranquilli”, ma con molta convinzione. Da quel grande cinologo che era, spiegò: “Nella maggior parte delle razze si é cercato di ottenere un tipo per ogni utilizzazione. Il pastore tedesco non è uno specialista, ma un generico molto vicino, parliamo di millenni, allo stadio originario del cane domestico del quale conserva le doti innate che consentono oggi alla razza di reagire, attraverso i suoi esemplari, nel modo giusto nelle più diverse occasioni”.
Senza correre tanto con la fantasia, chi legge queste note può immaginare che in questo preciso momento non pochi esemplari della razza, in varie parti del mondo, sono impegnati in uno dei tanti mestieri nei quali sono maestri. In Germania (li ho visti non in un videotape, ma con i miei occhi) aiutano ancora il pastore nella conduzione del gregge nei pascoli. Nei valichi di frontiera, allegri come se stessero giocando, passano in rassegna con meticolosità i bagagli per individuare la “roba” nascosta, senza intimorire i viaggiatori. Altri ancora, insieme a una pattuglia di polizia, seguono, naso a terra, le tracce di un pericoloso criminale. Non sono da meno quelli che formano le unità cinofile della protezione civile, capaci di individuare sotto le macerie di un evento catastrofico le persone sepolte, felici se riusciranno a salvare una sola vita.
Spesso i soggetti meno esuberanti e dotati di una limitata voglia di allargare di continuo il loro territorio diventano una attenta e affettuosa guida per i non vedenti in mezzo al caotico traffico cittadino. Tutti sono portati a “imbrancarsi” nella famiglia umana che li adotta assumendo un proprio ruolo senza mai essere, in ogni situazione, invadenti o peggio indifferenti. Ciascun esemplare è dotato di comportamenti naturali che lo rendono capace di aiutare l’uomo in un campo piuttosto che in un altro.
E’ la razza a essere enciclopedica, non il singolo soggetto.
A una età di circa otto - dodici settimane, dinanzi agli occhi del piccolo pastore tedesco, si apre quasi sempre un mondo tutto nuovo. D’improvviso non sente intorno i suoi fratelli, si trova circondato da persone del tutto sconosciute in un ambiente del quale non sospetta l’esistenza.
E’ un’esperienza comune a tutti i cuccioli, di razza e non, che si accasano. I pastori tedeschi la vivono con i comportamenti naturali derivanti dalla selezione e fissati nei progenitori. I soggetti delle etnie che hanno formato il pastore tedesco vivevano con il gregge, lo conducevano e lo custodivano. Il branco era la loro famiglia e, di fronte a qualsiasi novità, erano guardinghi e sospettosi. Questo modo d’essere è stato ereditato dal pastore tedesco di oggi al punto che, a un occhio inesperto, può apparire intriso da una insopportabile timidezza. Chi credeva di accogliere in casa un cane spavaldo e disinvolto, sbaglia di grosso. Chi invece capisce la sua struttura psicologica e lo assiste in modo che la nuova esperienza non sia traumatica, riceverà il premio sempre molto ambito della sua totale dedizione.
E’ facile intrattenere un rapporto chiaro e aperto con il cucciolo, dopo che si sono capite le ragioni della sua circospezione. E’ per sua natura curioso, senza essere sfacciato come lo sarebbe se fosse, ad esempio, un molossoide. Prende coscienza della realtà, nella quale d’ora in avanti dovrà vivere, un poco alla volta, allo lontana.
Il contatto fisico verrà dopo, nel momento che sarà lui a determinare. Di conseguenza, nella fase del primo apprendimento, per memorizzare le novità con le quali a ogni momento viene a contatto, gli serve un aiuto non traumatico. Soltanto dopo, il piccolo farà ricorso alla creatività che i progenitori gli hanno trasmesso e comincerà a trarre le sue conclusioni. Diventerà in quel momento possessivo e vigile su quanto considera di sua spettanza.
Saranno dolori se il piccolo dovesse convincersi che tutto gli è consentito e che ogni stanza della casa ricade sotto il suo dominio, che il divano del salotto buono è la sua comoda cuccia, che può mangiare quando più gli aggrada, che per soddisfare i suoi bisogni ogni momento e ogni angolo della casa sono quelli giusti. Che fare? Basterà il tono severo della voce per fargli capire quali sono le regole che ha violato, a patto di intervenire sul fatto e non dopo. Le punizioni fisiche sono inutili oltre che crudeli giacché il cane in genere, e il pastore tedesco in particolare per la sua estrema sensibilità, non ne comprenderà le ragioni.
Suo educatore sarà la persona che il cucciolo avrà scelto come guida. Con lui sarà ubbidirà con naturalezza e senza inutili forzature. Da buon pastore, non appena avrà superato il primo impatto con l’ambiente familiare, comincerà a fare sfoggia delle sue innate capacità di protezione, in particolare nei confronti dei bambini che per lui saranno quei teneri e indifesi agnelli che i suoi antenati curavano con assoluta spontaneità.
La sua selezione è stata baciata dalla fortuna. I suoi artefici, pur dotati di grande abilità e sopratutto di idee molto chiare, nel momento in cui producevano le prime cucciolate della nuova razza, non potevano immaginare che in un paio di decenni avrebbero ottenuto esemplari dotati di moduli comportamentali ben fissati.
Chi pensa di plasmare un soggetto di questa razza commette un errore molto banale. E’ vero il contrario. Chi decide di condividere la sua casa e le sue giornate con un pastore tedesco deve tenere ben presente che accoglie in famiglia un cane che, maturando, avrà le idee molto chiare sulla vita che lo attende fra gli uomini. Alla sensibilità molto sviluppata del cane, l’uomo deve offrire una grande calma interiore e una reale tranquillità nella vita in comune, altrimenti le incomprensioni saranno all’ordine del giorno e causa di grave incompatibilità caratteriale. Calma e tranquillità non vanno confuse con apatia e indifferenza. Il pastore tedesco è vigile e attento, vuole un compagno dinamico, che ami la vita e che sia dotato della sua stessa curiosità nello scoprire il mondo.
Le lunghe passeggiate in ambiente naturale in compagnia del cane apriranno, attraverso l’attenta esplorazione del suo olfatto, inimmaginabili orizzonti. L’uno non può trascurare l’altro. Il primo deve dedicare almeno un’ora della sua giornata al secondo e si accorgerà che questo vive per la famiglia che lo ha scelto. Al suo fianco l’uomo non deve essere il padrone, ma un compagno di vita.
La razza è circondata da molta apprensione per i mali genetici che possono minarne la salute. Le ragioni sono da ricercare nella grande diffusione del pastori tedeschi, che, dicono molti speculatori, si vendono come se fossero bicchieri di acqua fresca. Fra I soggetti nati al di fuori di ogni controllo da parte dell’attentissimo Club di razza, non mancano grosse percentuali d soggetti afflitti da displasia dell’anca, del gomito, o da dilatazione e torsioni dello stomaco. Per combattere situazioni che minano la salute della razza, l’unione mondiale dei Club di razza (W.U.V.) ha messo a punto sistemi selettivi che pongono al riparo da amare sorprese gli allevamenti che li seguono con serietà. Per essere certi di non incappare in un soggetto afflitto da malanni genetici, gli appassionati devono rivolgersi agli allevatori che seguono con estrema serietà i criteri selettivi messi a punto con molto rigore dall’unione mondiale.