LA STORIA E LA MORFOLOGIA LO STANDARD
Chiunque
abbia uno schnauzer ne avrà sicuramente ammirato il dinamismo,
la vigilanza e l'istinto predatorio, quest'ultimo esercitato nei confronti di topi campagnoli,
di conigli selvatici o, se si risiede in un appartamento di città, nei
confronti di una comune pallina da tennis. Chi vive con uno schnauzer, quindi, intuitivamente
presterà fede a coloro che individuano nei "Rattler" o "Rättenfanger"
o "Rättenpinscher" o nei "cani da
topi" (come li chiama il nostro ottocentesco zoologo Michele Lessona) gli antenati dello Schnauzer.
L'allevamento
selettivo del cane con criteri scientifici è relativamente recente per tutte le
razze odierne e coincide con la seconda metà dell'800
in pieno clima positivistico; ma la selezione
sistematica ha potuto operare su esemplari prodotti in modo più o meno spontaneo
dalla natura e dall'intervento dell'uomo, che
valorizzava il cane coniugando le proprie esigenze con le diverse attitudini
dell'animale, addomesticato - quindi condizionato - fin dal Neolitico.
Dunque è
comprensibile che si trovino in epoca anteriore al sec. XIX immagini di cani
con caratteristiche simili a quelle che ci permettono di distinguere le razze
attuali. Così una statua del '600 o un dipinto degli
inizi dell'800 denunciano l'esistenza di cani che con buona probabilità
potrebbero essere stati impiegati per ottenere i nostri schnauzer; uno di quelli potrebbe essere, per esempio,
il modello adottato dallo scultore della citatissima
fontana di Stoccarda (vedi la monografia
pubblicata su I NOSTRI CANI nel gennaio '95).
Per uscire
dalle ipotesi ed entrare nel campo delle certezze dobbiamo comunque
limitarci a date più recenti.
Anche se
in Italia i Pinscher e gli Schnauzer non si trovano
nello stesso "box", a differenza della Germania,
nella quale la società specializzata vive sotto l'emblema del "Pinscher Schnauzer Klub e.V. 1895", considereremo le due razze del secondo
gruppo accomunate da una storia parallela.
Risulterà
così interessante sapere che, dopo una presenza nello stesso ring di "Pinscher a pelo duro" e "Pinscher
a pelo liscio" segnalata nell'esposizione di Amburgo del 1876, appaia nel
1880 il primo standard di un "Pinscher a pelo
duro" ufficializzato dalla VDH (l'Ente tedesco della cinofilia) che ci
descrive un cane simile al nostro schnauzer medio, a parte il colore e il peso.
I suoi caratteri vengono meglio definiti nella
successiva versione del 1895, anno di fondazione del "Pinscher
Klub" tedesco e dell'apertura del primo libro
genealogico. La fissazione dei colori pepe sale e nero era ancora incerta, ma
già nel 1902 viene premiato in Esposizione uno
Schnauzer medio nero puro.
Due anni
prima era stata definita la razza Zwergschnauzer dal
fondatore del Pinscher Klub
Josef Berta come "versione rimpicciolita"
del Medio.
Mantenendoci
fedeli all'assunto precedente - ossia che le razze attuali non
sono che il prodotto di una selezione sistematica fondata su esemplari
di cani selezionati empiricamente dall'uomo in un determinato ambiente -
lasciamo a Belgi e Tedeschi la polemica sulle origini della taglia gigante
dello schnauzer, mentre noi ci limitiamo a riconoscerne un antesignano nel
"Cane da lupo della Baviera" descritto nel 1876 da Fitzinger (citiamo
ancora la citata e dotta monografia del 1995) come "robusto cane nero con
testa lunga impiantata su un collo possente e con coda ed orecchie amputate,
coperto di folto pelo ruvido".
Nel 1921,
lo "Schnauzer Klub", fondato dal Dottor Zurhellen di Monaco per tutelare i Medi, si unì al "Pinscher Klub"
di Berta, superando le difficoltà, da questo denunciate nel 1895, di
riunire le "troppe varietà di questi nostri cani tedeschi"; gli
standard degli Schnauzer erano ormai sostanzialmente definiti per le tre
taglie, anche se il Riesen dovrà pazientare ancora
due anni per avere il suo primo standard ufficiale e quattro per essere
inserito nell'elenco delle razze da lavoro.
La
costruzione per tutti doveva essere quadrata, la lunghezza della testa doveva
corrispondere ad un terzo di quella della schiena, misurata dal garrese alla
radice della coda; il collo doveva essere forte ma non troppo corto ed il
ventre ben retratto. Variavano naturalmente le misure dell'altezza, indicata
nei 40-50 cm. per il medio, 28 per il nano e nell'arco tra i 55 e i 65 cm. per
il gigante.
La razza,
già divenuta popolare nel periodo immediatamente precedente la Grande Guerra,
conquistò un grande favore di pubblico come dimostrano
le iscrizioni di cuccioli nel decennio 1924-1934: 10.000 medi, 7000 nani e 4000
giganti. Questi risultati confortavano anche l'entusiasmo degli sportivi per le
prestazioni eccezionali fornite nel lavoro da
esemplari come il gigante nero Peter Berlin, classificatosi primo col titolo di Reichsieger di lavoro nel 1936 nei pressi di Berlino.
Merito
della società specializzata tedesca fu l'aver guidato la selezione con
intelligenza e flessibilità, dando agli allevatori la possibilità di utilizzare
anche i soggetti non ancora del tutto rispondenti, nel colore e nella taglia,
ai criteri prefissati.
Le
attitudini alla guardia, alla giocosa e dinamica compagnia, i simpatici comportamenti
associati alla tendenza a cacciare i topi, una bellezza dai connotati
particolarissimi hanno probabilmente aperto un varco nella cinofilia italiana a
favore degli schnauzer fin dai primi anni di esistenza
del Pinscher Schnauzer Klub
tedesco, anche se le importazioni non furono numerosissime: dopo il primo zwergschnauzer importato nel 1923, seguirono 15 schnauzer
medi pepe sale tra il 1926 e il 1937 e tre riesen tra
il 1931 e il 1940. Chi si è occupato di questo tipo di ricerca
ha scoperto che i primi Riesen importati dalla
Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale varcarono il confine del canile dei
"Diavoli Neri" nel 1947 per merito della Signora Giuliana Crippa, che introdusse i primi Medi e Nani neri due anni
dopo.
Gli anni
'50 videro crescere la popolarità e la qualità - riconosciuta anche dai giudici
tedeschi - degli schnauzer allevati in Italia. Sull'emblema dello Schnauzer
Club Italiano compare la data del 1956, quando operavano allevamenti come
quello "Del Colle Etrusco" del Dottor Bruno Roberti,
"Del Pizzo Arrogante" del Prof. Ballotta,
entrambi di Bologna, "Della Val di Serchio"
della Signora Anna Maria Diciotti
di Lucca, "Del Fratello Grigio" del Dottor Elio Sogliani,
"Di Niguarda" del Dottor Gino Granata,
"Del Parco" della Signora Rina Sacchetti, "Barbanera" poi
rinominato "Malya" della Signora Milia
Pozzi Tarlarini.
Insieme al
numero degli appassionati si moltiplica negli anni '60 anche quello degli
affissi ("Di San Ranieri", "Di Posillipo",
Del Tornese", "Del Prillo", "Del Chifente",
"Di Città dei Mille", "Von Saupark", "Di Roccascura",
"Dei Margravi", "Della Val Chisone").
Alcuni di
questi allevamenti continuano la loro produzione mantenendo alto il prestigio della cinofilia schnauzeristica
italiana, altri si sono aggiunti negli anni '70 e '80 ad impugnare il
testimone di una selezione che ancora oggi contribuisce al successo della razza
non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo, come dimostrano tanti campioni
che calcano i ring internazionali e che portano nei loro pedigree i nomi di famosi
soggetti italiani.
COMMENTO ALLO STANDARD di Marisa Brivio Chellini
(disegni di S. Midulla)
Spesso e
da più parti era pervenuto un invito al commento dello Standard; opera
indispensabile alla migliore interpretazione della Razza che non può essere
risolta in una sola trattazione. Data la vastità dell’argomento e l’importanza
di ben toccare ogni punto, tale pubblicazione dovrà essere suddivisa in più
puntate.
Non è mia
intenzione voler pontificare in merito a quanto va accettato e quanto è senz’altro
da escludere. E’ chiaro che a tale proposito l’interpretazione del tipo non è
facilmente traducibile a parole. Pertanto al fine di meglio comprendere le
buone qualità del tipo voluto mi accingo con tutta umiltà ad entrare
nell’argomento, sulla base di esperienze fatte negli
anni in cui ho costantemente allevato ed in quelli, ormai lunghi, in cui ho
calcato più o meno tutte le “arene” nelle quali sono scesi Schnauzer allevati
in vari Paesi.

Laddove
nello Standard leggiamo la definizione “testa robusta” non
dobbiamo interpretarla come pesante e massiccia. E’ definita robusta in quanto si vuole decisamente evitare una testa esasperata
nella lunghezza e nel cesello a ricordare un modello dolicocefalo. Tuttavia un
giusto cesello è sempre apprezzabile in quanto indice
di testa asciutta ed elegante, e per cesello si intende, oltre una certa
salienza delle ossa, la non eccedenza di pelle e di connettivo a determinare
rughe e consistenza eccessiva del derma. Purtroppo talvolta è dato osservare un
esagerato sviluppo dell’apofisi occipitale e delle bozze frontali. Tale aspetto
si accompagna soprattutto a teste troppo allungate ed eleganti (Dis. 1) che, da un certo punto di vista altamente tecnico
sono in contrasto con la definizione di “testa robusta”, quindi non rispondenti
al tipo. La testa corretta è intesa con cranio piatto (Dis.
2) senza le suddette protuberanze di fronte e occipite ma anche senza
convessità fra orecchie e parietali, come appare dal (Dis.
3).
Sovente la
descrizione di certe teste eccessivamente lunghe, (a questo punto va fatto
attenzione all’ipertipo di certi soggetti che
appaiono chiaramente maggiorati nelle proporzioni e
nelle linee che riguardano la testa) viene definita come da “terrier”: va
chiarito che non è la sola lunghezza che deve far usare la suddetta
definizione, bensì, prima di pronunciarsi impropriamente in tal senso, si deve
considerare un insieme di fattori: il parallelismo delle facce laterali della
testa nel suo insieme, l’inadeguato sviluppo del muscolo massetere e
l’appiattimento dell’arcata zigomatica, l’assenza o la poca evidenza del salto nasofrontale con conseguente divergenza degli assi craniofacciali. Va ricordato che la testa deve presentare
una certa larghezza alle arcate zigomatiche, moderatamente restringentesi
verso l’occhio e da questo punto, altrettanto gradatamente, diminuisce fino al
muso che, come già accennato, deve essere ben pieno (quadratura) lasciando
adeguata distanza fra i canini; indice questo di un corpo della mandibola
(mento) ben sviluppato. Importante considerare il muscolo
massetere, localizzato sotto gli zigomi, fra le regioni parotidea
e sottorbitale. Esso è preposto alla funzione
della masticazione e della presa; pertanto lo standard richiede che sia ben
sviluppato ed evidente ma non al punto di debordare dall’arcata zigomatica, ciò
anche al fine di non alterare la forma della testa che, con l’aiuto di barba e
sopracciglia, deve apparire rettangolare.

Ogni
allevatore è senz’altro consapevole di quanto detto nello standard di razza
soprattutto per ciò che riguarda:
un’altra
regione da considerare è quella sottorbitale.
Logica
conclusione della canna nasale è il tartufo che deve avere adeguato sviluppo
con margine superiore arrotondato, narici ben aperte, sempre molto ben
pigmentato in colore nero.
Il profilo
inferiore del muso è sempre determinato dalle branche della mandibola e non dal
labbro che deve essere aderente, asciutto e mai pendulo o con commessura troppo
rilassata. Va da se che la pigmentazione delle mucose e del labbro è sempre
intensa.
Pertanto ogni deviazione da quanto indicato dallo Standard per quanto
attiene la completezza, il colore, la robustezza e per la chiusura deve essere
tenuta nella debita considerazione e penalizzata. Al fine di togliere ogni possibile
dubbio ai nostri appassionati allevatori ed espositori, riteniamo opportuno
riportare alcuni grafici che chiariscono inequivocabilmente cosa sia la
forbice, il prognatismo e l’enognatismo.

E’ anche
previsto dallo Standard che l’orecchio integro, sempre che inserito bene in
alto e di piccola dimensione, possa restare eretto
naturalmente. Tale eventualità è più facilmente riscontrabile negli Zwergschnauzer, data la particolare forma e consistenza del
padiglione. Sfortunatamente esempi molto convincenti di soggetti con orecchie
integre e portate erette non si sono visti a tutt’oggi. E’ opinione mia
personale che la posizione ripiegata lungo la guancia modifica senz’altro
l’espressione ideale ma mai quanto la può alterare la posizione eretta di un
orecchio integro.
In merito
a soggetti con orecchie integre è bene spendere alcune parole. Nei paesi dove
l’intervento estetico di amputazione è vietato da
ormai lunghi anni gli allevatori hanno posto attenzione sia alla corretta
posizione dell’orecchio sia ad una dimensione più contenuta possibile. Si sono evitate
orecchie particolarmente grandi con cartilagine troppo consistente, derma e
sottocutaneo eccessivamente spessi.
Va da se
che qualora si decidesse di lasciare integro il
padiglione auricolare bisogna preferire quelle che più si avvicinano ad un certo
ideale di armonia.
Lo
Standard ce lo descrive eretto, nobilmente slanciato e
ben sortito dalla spalla. Si parla anche dell’attaccatura del collo alla testa,
più precisamente alla nuca, che deve essere arrotondata e scolpita a disegnare
un profilo superiore del collo morbidamente arcuato.
La pelle
del collo deve essere ben aderente, tanto che fra i difetti è citata la giogaia
(pelle abbondante e rilassata alla gola). Infine lo Standard precisa
come il collo non deve essere né corto né grosso. In
effetti un collo eccessivamente sviluppato in larghezza, come pure un
collo corto, conferiscono grossolanità al soggetto.
Per quanto
riguarda la sua lunghezza l’ideale è che esso sia
lungo almeno quanto la testa anche se nel galoppatore sarebbe auspicabile una
maggiore lunghezza.
Perché si
esige una certa armonia di proporzioni e rapporti fra collo e testa? Nel corso
delle nostre lezioni di cinognostica, è stato dato
ampio risalto alla funzione del collo, definito bilanciere cefalo cervicale.
Funzione determinante nel movimento in quanto spostando in avanti il
collo (e conseguentemente la testa) si sposta in avanti il centro di gravità
favorendo quell’instabilità del corpo indispensabile
al moto ed alla velocità. Solaro, che ci ha lasciato
preziosa testimonianza delle sue osservazioni sul cane, evidenzia un altro
ruolo del collo citando una giusta teoria del Lesbre
secondo la quale il collo e la testa, agendo sul
legamento cervicale, esercitano una funzione di tensori della colonna a livello
dorso-lombare, intervenendo in modo determinante negli atti di propulsione.
E’ facile comprendere come un collo corto e tozzo non sia favorevole allo sviluppo di un
galoppo veloce, andatura tipica dello Schnauzer.
A
conferire eleganza all’incollatura gioca, oltre alla sua lunghezza, la sua
uscita dalla spalla.
Da spalle
ben inclinate e lunghe non può che sortire un collo ampio e robusto alla base,
nobilmente arcuato (Fig. 1) mentre da spalle brevi e
diritte il collo uscirà stretto e cilindrico a ricordare un tubo di stufa (Fig. 2).
Importante
infine la posizione del collo, vale a dire come viene
portato; ciò è in relazione alla lunghezza del braccio.
Giudicando
anche cani di Razze diverse mi è stato dato modo di
constatare come ad un braccio corto rispetto alla spalla si accompagna quasi
sempre un collo portato indietro, quasi in verticale. Non sono mai riuscita a
trovare una giustificazione convincente a questa causa-effetto.
E’
evidente che il braccio breve porta in avanti l’arto anteriore (Fig. 3) spostando il baricentro del soggetto che viene a
trovarsi fuori di sé anteriormente e, con molta
probabilità, il cane cerca una compensazione arretrando il collo e portandolo
quasi perpendicolare al dorso.
Questa
errata posizione del collo, se può ingannare un osservatore superficiale e
profano colpito da un apparente senso di eleganza, non
deve trarre in inganno gli allevatori e gli appassionati. Un collo così
descritto, oltre a compromettere un corretto movimento (lo vedremo a proposito dell’articolazione scapolo omerale) non corrispondente
neppure da un punto di vista estetico alla descrizione dello Standard che, fra
i difetti, elenca questa posizione definendola “collo di cervo”.
Del
garrese si è parlato troppo poco nello Standard che lo menziona solo nella
descrizione del profilo superiore o in riferimento
alla misurazione delle tre taglie. Si tratta di un’altra regione molto
importante, da considerare attentamente sia in fase di giudizio che per i
nostri piani di allevamento.
Per meglio
comprendere la sua funzione è importante conoscere la sua base anatomica che è
composta dalle prime cinque vertebre dorsali, dal margine dorsale delle
scapole, da legamenti e muscoli.
Sua
funzione principale è quella di fungere da supporto, con le
apofisi spinose ben elevate delle sue vertebre, ai muscoli elevatori
della scapola.
Più il
garrese è elevato (ovviamente rispetto al livello del dorso)
maggiormente sono lunghi questi muscoli, favorendo l’oscillazione
dell’arto per un passo lungo e disteso.
Le apofisi
del garrese inoltre fungono da leva per il legamento cervicale, per cui un
garrese elevato e lungo favorisce il lavoro di detto legamento che, come già
detto a proposito del collo, è quella di tendere il rachide agevolando la spinta
propulsiva degli arti posteriori.
Nello
Standard, per quanto riguarda la cerchiatura, è descritto in maniera un po'
ambigua.
E’
indicato con coste piatte ma ovale nella sua sezione trasversale.
Il
“piatto” è da riferirsi allo spessore della costa e non alla sua curvatura; è
evidente che, se fosse riferito alla cerchiatura, piatto e ovale sarebbero in
contrasto fra loro.
Riferendoci
alla definizione dello Standard di “costato ovale” dobbiamo ricercare come
ideale quel torace di moderata lunghezza che sia la
giusta via di mezzo fra i due eccessi appena descritti; moderata larghezza che lascia
spazio vitale a cuore e polmoni, organi di importanza determinante per il
galoppo e la resistenza, ma che non ostacoli il movimento e l’allineamento
corretto degli arti anteriori come si verificherebbe con un’eccessiva
curvatura.
Lo
sviluppo di un torace va considerato nelle sue tre dimensioni: trasversale,
verticale, longitudinale o sagittale. Si è appena descritta la sua cerchiatura
o dimensione trasversale.
Circa la
sua dimensione longitudinale un torace ideale deve
apparire molto profondo; qui va chiarito che questa espressione non è riferita
all’altezza del torace ma alla sua lunghezza, dal petto all’ultima costa
fluttuante o libera (Fig. 4-5). Un torace poco
profondo porta come conseguenza un rene lungo o è
sinonimo di cane eccessivamente nel quadrato, riducendo in tal caso la
volumetria e la conseguente capacità respiratoria a danno del lavoro e della
resistenza del soggetto.
A questo
proposito ritengo importante chiarire un punto sempre male interpretato dalla maggioranza
degli espositori. Il concetto di cane lungo o di cane corto deve sempre
riferirsi espressamente al rene, cioè quella regione
corrispondente alle sette vertebre lombardi e compresa fra l’ultima costa
libera e la coscia (Fig. 4-5).
Se
vogliamo riferirci alla lunghezza del tronco in rapporto all’altezza al garrese dobbiamo parlare di cane nel quadrato, appena fuori
del quadrato, nel rettangolo. Un cane può essere nel quadrato ma avere nel
medesimo tempo un rene lungo (Fig. 4). In questo caso
si assommano due gravi difetti: il primo di avere obbligatoriamente un torace
poco profondo con le conseguenze appena descritte parlando delle dimensioni
longitudinali, il secondo di avere un rene lungo compromettente la resistenza
del soggetto nel movimento e nel lavoro.
Ad un cane con rene lungo ma
ugualmente nel quadrato per scarsa profondità toracica è senz’altro preferibile
un cane appena fuori dal quadrato ma con rene breve e
torace profondo (Fig. 5).
Un torace
deve anche essere ben disceso, vale a dire che dal suo punto più elevato
(garrese) deve scendere almeno a raggiungere il gomito.
Un torace
poco disceso oltre a ridurre anche in questo caso la capacità respiratoria
(salvo altro difetto compensativo: “torace a botte”)
determina l’alternativa di altri due difetti: o gomiti troppo aperti, specie se
il torace è troppo cerchiato, con evidente oscillazione degli stessi in
movimento, o gomiti troppo chiusi fra loro portando come conseguenza un
apparente mancinismo quando il soggetto è in posizione eretta.
Osservando
il cane di fronte dobbiamo avere visione di un petto ben
sviluppato, pieno e moderatamente ampio fra le articolazioni scapolo-omerali,
ma sempre in armonia con la forma ovale del suo torace. L’osso che si trova al
centro del petto, manubrio dello sterno, dev’essere
ben pronunciato in avanti si che, osservato di
profilo, deve appena sopravanzare l’articolazione scapolo-omerale. L’eccesso di
detta sporgenza determinerebbe una regione pettorale
eccessivamente prominente e piena a somiglianza del petto di un pollo.
Fortunatamente questo difetto non è facilmente riscontrabile nella
nostra razza.
La linea
superiore, o linea dorso-lombare, non deve mai apparire come una corda tesa a
determinare un profilo rigido e rettilineo dal garrese alla groppa, ma leggiamo
nello standard segue una leggera,
elegante ondulazione che partendo dalla prima vertebra del garrese e seguendo
il profilo dorso-lombare e della groppa (leggermente arrotondato) si inserisce
morbidamente nel punto di attacco della coda.
Ad un
garrese rampante fa seguito un dorso rettilineo, senza convessità (cifosi o
dorso di carpa) né concavità o cedevolezze (insellatura o lordosi).

Soprattutto
nella nostra razza trattandosi di galoppatori, la funzione del galoppo, con la
già menzionata trazione esercitata dal legamento cervicale e dal collo, deve
irrigidire e tendere questo tratto dorsale.
Cifosi e
lordosi sono decisamente condannabili in quanto dovute
ad alterazioni nello sviluppo delle vertebre, non correggibili dall'esercizio
del galoppo e negative per il movimento.
Dal
prezioso volume "Giudicando in Esposizione" del Barone Piero Renai della Rena, prendiamo spunto per alcune immagini atte
ad illustrare la dispersione delle forze di spinta in
relazione ai problemi dei profili dorso-lombari (Fig.
6).
Talvolta
quando un garrese è molto rampante, si può notare lieve depressione dopo di esso, definita spezzatura all'undicesima-dodicesima vertebra
(considerando le sette cervicali, corrispondente alla quarta-quinta dorsale).
Non si tratta di anomalia del corpo delle vertebre
come nel caso della cifosi e della lordosi, ma è favorita da un eccessivo
rilassamento dei legamenti e dei muscoli. Non va pertanto considerato difetto
vero e proprio, anche perché con adeguato e tempestivo esercizio di movimento
può attenuarsi o risolversi.
La linea
dorsale prosegue con il rene ed è questo il tratto che deve presentare una
dolce curvatura a proseguire morbidamente nella groppa fino all'attaccatura
della coda.
Il rene è
un ponte che collega il posteriore all'anteriore e come tale non può e non deve
essere piatto. Presenta una leggera convessità favorita anche dai muscoli
sopralombari che conferisce quella flessibilità
indispensabile alla trasmissione del movimento generato dal posteriore.
Un rene,
per le funzioni sopra espresse deve altresì essere corto e forte. Come già
detto il rene lungo compromette il corretto movimento e la resistenza del
soggetto. A completare la linea superiore è la groppa.
Anatomicamente
la groppa è quella parte formata dalle vertebre sacrali saldate fra loro a
formare un corpo unico. A noi questa regione interessa moltissimo per i grandi
fasci muscolari responsabili della propulsione e per l'inclinazione del coxale che determinano
l'inclinazione del posteriore.
Pertanto
voglio intendere per groppa l'intera regione formata dal sacro (groppa vera e
propria) e dal coxale, vale a dire quella parte ossea
che inizia dall'ileo e termina con la punta ischiatica
o punta della natica (fig. 7-8). Ciò premesso, la groppa dev'essere larga, lunga e appena inclinata sull'orizzontale.
Larga
tanto che fra le creste iliache possano, in un medio e
in un Riesen, adagiarsi almeno quattro dita di una
mano, meglio ancora se il palmo intero (Fig. 8 bis).
E' ovvio
che su una base ossea larga possono inserirsi masse muscolari adeguate.
Inoltre ad
una groppa stretta corrisponde quasi sempre un rene
gracile.
La sua
lunghezza è misurata dall'ileo all'ischio ed all'osservazione dell'esaminatore
appare ben lunga quando la punta della natica sopravanza bene l'inserzione
della coda.
Su un coxale lungo si inseriscono fasci
muscolari forti e lunghi.
Tanto più
il muscolo è lungo, maggiore è la sua possibilità di
contrarsi ed estendersi, maggiore in questo caso la possibilità di aprire e
chiudere i suoi raggi ossei, e conseguentemente più scatto e potenza propulsiva.
Chi ha
seguito i miei giudizi avrà notato, e potrà ora
comprendere, la mia insistenza
nell'esaltare ed evidenziare una natica ben sporgente.
Infine
l'inclinazione. Ad una groppa (osso sacro) quasi orizzontale, corrisponde un coxale la cui inclinazione varia dal 15 al 20%.
L'orizzontalità
della groppa favorisce il galoppo veloce.
Ad una
groppa di giusta angolazione corrispondono muscoli
ischio-tibiali lunghi (fig. 6).
Più la
groppa è inclinata, più questi muscoli si riducono
diminuendo la loro capacità di contrarsi (Fig. 7).
Il
discorso appendo concluso può apparire prolisso e un
po' esasperato, ma ritengo di non ribadire mai abbastanza un così importante
argomento. Questo aspetto del profilo superiore descritto dallo standard
"con morbida curvatura" ed approfondito dal mio commento, va sempre
visto con una ottica tendente ad attenuare certi
concetti.
Non vorrei
che da quanto detto qualcuno venisse indotto ad
indulgere su certe depressioni o curvature e tollerare degli eccessi
considerati dei difetti.
Non ultimo
va tenuto presente che lo scheletro è ricoperto da muscoli, tegumento e pelo, si da conferire al tutto la visione di una linea superiore
il più possibile rettilinea.
Bisogna
considerare che una buona linea dorsale, anche in movimento, resta sempre
ferma, pur sviluppandosi nelle sue curve fisiologiche.
È
necessario insistere a lungo nell'osservazione dei soggetti in movimento.
Talora, seppure nel trotto limitato da un ring ristretto, cedevolezze e
posizioni scompaiono mentre si accentuano visibilmente difetti di cifosi o
lordosi.
Studiando
i profili, nelle linee del tronco, si deve riscontrare una certa armonia di
comportamento.
Vale a
dire che ad un dorso insellato corrisponderà una linea inferiore molto bassa.
In un
soggetto cifotico, o con groppa molto avallata, farà
riscontro una linea inferiore ritratta, a ricordare quella di certi levrieri
(linea inferiore levrettata).
Ad un
profilo dorso-lombare corretto dovrà seguire una linea inferiore dolce,
morbidamente risalente dallo xifoide alla regione
inguinale.
Della
spalla si è già detto a proposito del collo e del garrese.
La sua inclinazione di circa 45-50° sull'orizzonte, oltre a determinare come
si è visto un'elegante uscita di collo, condiziona l'oscillazione dell'arto
favorendo un passo lungo (Fig. 9) mentre una spalla
dritta (appare chiaro dalla Fig. 10) riduce l'ampiezza del passo.
Infine una
spalla inclinata è più lunga, ovviamente con muscoli altrettanto lunghi, e i
muscoli inseriti alla scapola agiscono su braccio ed avambraccio regolando
l'estensione del passo.
Il
braccio, secondo Solaro, non è mai abbastanza lungo in quanto favorisce una più ampia oscillazione.
Se
consideriamo che l'inclinazione del braccio è di circa 60° sull'orizzonte
contro i 45-50° della spalla e che la punta del gomito dovrebbe trovarsi sulla
perpendicolare abbassata dalla punta posteriore della scapola ne consegue che
il braccio deve risultare più lungo della spalla (Fig.
11) quantomeno di pari lunghezza.
Un braccio
corto, oltre a spostare il centro di gravità come accennato a proposito del
collo, comporta una riduzione nell'oscillazione dell'arto obbligando il cane a
passi brevi (Fig. 12) e di conseguenza più rapidi con
evidente affaticamento e diminuita resistenza.
In
andatura, per il mancato allungo dell'arto anteriore, il cane è portato a
cercare una compensazione evidenziando altri difetti: o sollevare l'avambraccio
e il piede (movimento steppante a
imitazione di certi cavalli Hackney) con conseguente
errato portamento del collo, oppure deviando all'esterno il metacarpo ed il
piede (azione remante).
Nella
composizione dell'arto anteriore seguono avambraccio, carpo, metacarpo e piede.
Su queste parti
non vorrei dilungarmi se non per dire che devono essere in
perfetto appiombo, sia visti di fronte che di profilo.
Ricordo che il piede deve essere da gatto, quindi rotondo, compatto con
falangi ben arquate. Vorrei solo spendere due parole in
più sul metacarpo.
È
considerato l'ammortizzatore che attenua l'approdo a terra del cane in fase di
galoppo.
È pertanto
indispensabile, riferendoci alla nostra Razza, che esso sia
leggermente inclinato.
Se fosse
diritto, perpendicolare, rigido il cane ad ogni impatto col suolo riceverebbe
contraccolpi violenti e affaticanti. Evitare però l'eccesso di
inclinazione (di solito accompagnato da piedi lunghi e parti) perché
ritarderebbe le azioni del galoppo veloce e risulterebbe anch'esso stancante
per un soggetto in attività.
Il femore dev'essere lungo per avere una maggiore ampiezza di oscillazione, maggiore apertura d'angolo e più scatto.
La sua
inclinazione sull'orizzontale dovrebbe essere di circa 70°.
Anche la
tibia non è mai abbastanza lunga; la sua lunghezza condiziona la sua
inclinazione onde formare col tarso un angolo non
troppo aperto, cui corrispondano ampia corda di apertura e maggiore potenza.
Il
garretto o tarso è il fulcro delle forze del momento in cui inizia lo scatto. È
pregevole quando è secco, asciutto, privo di connettivo e soprattutto molto
largo.
Un
garretto non adeguatamente sviluppato in larghezza, risulterebbe
gracile a danno delle forze di propulsione. Come il tarso anche il metatarso è
richiesto asciutto, secco, privo di connettivo sottocutaneo, ad ospitare
tendini, ricoperto solo di pelle.
Nei
soggetti piazzati dev'essere sempre verticale. È
auspicabile sia corto per offrire la massima resistenza.
Nel
momento dello scatto il metatarso appoggia sul terreno, quasi orizzontalmente,
e su di esso gravano tutte le forze del posteriore
nell'apertura dell'angolo che determina la propulsione.
Il piede, come per l'anteriore è da gatto con falangi ben arcuate.
Tuttavia
da un'osservazione generale, il piede posteriore in tutte le razze è sempre un
poco più allungato di quello anteriore.
Se
limitiamo l'esame dello schnauzer alla taglia media e al colore pepe sale ci riferiamo dunque al prototipo che ha dato vita alle
altre taglie e alle altre varietà di colore. Ritengo di poter affermare che
proprio il colore pepe e sale e la tessitura forte del mantello siano una
ragione in più per giustificare il fascino che dallo schnauzer emana
prepotente. È proprio il colore menzionato che ci fa meglio comprendere quanto
lo standard descrive a proposito del suo pelo. È duro e ruvido, compatto,
uniformemente distribuito su tutto il tronco, gli arti, il cranio e persino il
petto. Perché è pepe e sale e non grigio? Questo
colore è dato dal bianco e dal nero. Su ogni singolo pelo che ricopre il
mantello dello schnauzer si trovano sia il bianco sia
il nero. Ogni pelo ha una radice nera, a metà circa del pelo
vi è una banda bianca per poi tornare nero nel suo ultimo terzo; alla
punta. La sfumatura e i vari toni di colore che osserviamo nei soggetti in esposizione è data dalla lunghezza delle tre bande e dalla
intensità, o purezza, sia del nero sia del bianco. Va da se che un mantello ben
duro di tessitura e ben distribuito sarà più ricco di pigmento e ciò a
vantaggio del colore finale che, in taluni casi fortunati, raggiunge sfumature
bluastre. Nell'idealizzazione del mantello ogni eccesso di barba e
"guarnizioni" agli arti non è voluta. Va
ricordato che in origine questa razza era soprattutto usata come compagna del
cavallo nelle scuderie. Ne difendeva la biada, viaggiava con lui per lunghe
distanze in ogni condizione atmosferica e, all'occorrenza, non disdegnava il
piacevole passatempo di cacciare i topolini che nel caldo delle stalle si
annidavano. Non va dunque dimenticato che lo schnauzer è cane in cui dovrebbe
sempre emergere l'attitudine al lavoro, ad apprendere e a compiacere il
compagno "uomo".
Tornando
al mantello abbiamo considerato la parte dura, ispida di esso
che possiamo definire "di copertura". Al di sotto
di esso ci dovrebbe essere sempre uno strato di densa e fitta peluria
che, se ben corta e densa ha la funzione di vera e propria coperta, assicurando
al corpo il calore necessario a ben sopportare pioggia e freddo.
Difese
agli occhi vengono definite come sopracciglia
cespugliose e così pure la sua barba mai profusa e abbondante a ricordare un
ipotetico Babbo Natale. Per il colore nero nulla dovrebbe cambiare ma dobbiamo
chiederci quali altri razze, in un passato ben lontano
da ora, hanno contribuito a dare questa varietà che è più recente. Da qui tutta la gamma di differenze nella tessitura, nell'intensità
e nella lunghezza dei mantelli di colore nero. Tenendo sempre ben
presente che si tratta di razze (e qui voglio usare il plurale) con attitudine
al lavoro non dovremmo indulgere più di tanto sul
mantello dello schnauzer.
Anche
questo punto fa parte del tanto menzionato tipo. Uno schnauzer che nasce come
lo descrive lo standard non può essere confuso con altre razze simili e, fra le
altre cose, il suo mantello è quella caratteristica che lo fa riconoscere
subito al primo sguardo.
A questo
punto esaminando i soggetti che dobbiamo additare quali migliori riproduttori
non dimentichiamo mai la domanda che ci siamo posti
poco prima. Il riferimento è per le razze che hanno contribuito ad aggiungere,
non solo colore, ma taglia diversa ai giganti e ai molti zwerg.
Dobbiamo dunque esigere di vedere emergere le caratteristiche di tipo e, allo
stesso tempo, dobbiamo essere un po’ più tolleranti e valutare i soggetti con una ottica più vasta, sempre che la costruzione, l'andatura
e la rusticità dei soggetti sia ben evidente, insieme alle proporzioni e alla
descrizione fatta dallo standard. Ciò è riferito in modo particolare ai riesen e zwerg.
Riprendendo
l'argomento del sottopelo si può osservare talvolta una profusione, una
lunghezza eccessiva di esso oppure una sua totale
assenza. Non stiamo dunque a chiedere le ragioni di ciò. Probabilmente si
tratta solo di errata selezione. L'assenza di
sottopelo si può accettare nel caso in cui la durezza complessiva del mantello
e la sua distribuzione siano tali da ritenere tale
caratteristica migliorativa della discendenza; non bisogna però dimenticare che
barba e sopracciglia, sia pure in quantità minore, devono essere sempre essere
molto ben presenti.
Quando è
sottopelo diviene troppo abbondante e lungo anche la consistenza della
"copertura" ne soffre. Sappiamo come la cheratina sia la componente responsabile della consistenza del mantello e
insieme ad essa il pigmento va di pari passo. Sempre con pelo ben duro agli
arti, al cranio, al petto è anche quello di miglior colore sia nel nero che nel
pepe sale. Per questo secondo colore lo standard vuole una buona maschera che conferisca maggiore espressione.
Se è vero
che lo schnauzer è cane con attitudine al lavoro è altrettanto vero che l'uomo
ha delle esigenze estetiche e per appagarle accetta troppo spesso non dei
giusti compromessi ma addirittura delle deviazioni da quanto voluto non solo
dallo standard ma anche da una tradizione che storicamente si tramanda. La
selezione è sostenuta anche dalle esposizioni di bellezza che inducono spesso i
giudici ad accettare ciò che appaga il loro senso estetico. Ciò
che attrae e cattura la loro attenzione con prepotenza e che fa dimenticare la
funzione per la quale una razza fu creata sin dalle sue origini.
Quanto detto non va interpretato come una mia intransigenza verso questi
oggetti che si presentano in belle condizioni di forma, con un mantello
compatto, con una certa "guarnizione" agli arti, con una buona barba
e dal ciuffo un po' più profuso e abbondante.
Lo
standard condanna le sfumature giallastre e il colore "senape" o
"sabbia" diffuse sia nella copertura che nel sottopelo. I colori comunque devono essere puliti e ben dichiarati. Nel suo
soddisfacente "sapere" lo standard consente che al muso vi possa
essere un po' di colore diluito verso il bruno. Sempre a ragione delle varie
razze che, nel corso degli anni, sono entrate a far
parte delle manipolazioni per ottenere il colore nero e le taglie
"gigante" e "nano" si verifica che in tale colore vi siano
delle diminuzioni del nero nei punti corrispondenti alle marcature classiche
delle razze che nascono come "nero-focate".
Forse il
vecchio pinscher del passato ci ha lasciato un suo
contributo proprio in tale caratteristica.
Agli inizi
lo schnauzer appariva come un cane di tipo simile a un
"griffone" con pelo molto duro e, in vero,
assai poco delle difese al muso e agli occhi che tanto hanno modificato il suo
aspetto e che, oggi ci piace ritrovare nei nostri cani. Tale caratteristica fa si che poco si lasciasse alla "toelettatura"
ciò è divenuta invece pratica abituale per la buona manutenzione dei soggetti
odierni. Per quanto tramandatomi da una vecchia "signora" che ebbi fortuna
di conoscere, uno schnauzer con il mantello corretto non si
toeletta mai. E lei si riferiva in modo particolare a
due soggetti famosi del dopo guerra Allex Von Mansard e Fuchtel
v.d. Rhonperle. A questi
due stalloni che hanno dato una impronta nuova alla
razza, bastava allontanare con una spazzola di ferro i pochi peli sparsi che
"maturavano" e ritoccare a forbice il profilo del muso e delle
sopracciglia.
Oggi tutto
è diverso e questo cambiamento è dovuto alla selezione
operata dagli allevatori che ci presentano soggetti assai meno
"funzionali" ma anche molto più piacevoli da vedere.
Per ben
mantenere uno schnauzer occorre, due o tre volte all'anno,
rimuovere il suo pelo. Completamente. Talvolta persino il sottopelo deve essere
rimosso, possibilmente dalla radice. Ciò ottiene l'effetto di riavere il
mantello in ottima condizione dopo sette otto settimane. Le sette o otto settimane menzionate sono una media indicativa perché
ogni soggetto, in dipendenza del clima, dell'alimentazione e di una personale condizione
genetica, ha una diversa celerità di ricrescita del pelo. L'operazione di
"stripping" può essere appresa da ogni buon
proprietario con i consigli dell'allevatore o di un buon professionista del
"coltellino". E' un vero e proprio coltello che si
una per strippare il pelo degli schnauzer e di tutte
le altre razze sottoposte a toelettatura. Tale
coltellino presenta uno dei due margini della lama con dei
piccoli denti. Quasi un seghetto. Il pelo è così agganciato dai piccoli
"denti" dello strumento ed è quindi più facile rimuoverlo.
Si penserà
che ciò sia molto doloroso ma se lo faremo quando il
mantello sarà ben maturo e prossimo a cadere per normale muta. A tal punto è
quasi un aiuto anche per la cute che spesso, oppressa dal pelo cadente e dal
nuovo che punta per uscire, presenta irritazioni, forfora e secchezza insieme a
prurito.
Per il
colore nero i problemi non sono invece molti.
Personalmente ritengo che anche in questo caso rispettare i naturali cicli di
crescita del pelo darà migliore intensità al pelo definitivo. Ciò che è assolutamente da osservare nel caso del pepe e sale se
non si vuole correre il rischio di veder comparire il "giallo" e
cambiare il tono grigio azzurro argenteo tanto apprezzato e piacevole. È
invalso da qualche anno la esecranda pratica del
"rolling coat"
consiste nell'asportazione quasi quotidiana di poco pelo di copertura in
maniera uniforme su tutto il tronco, il cranio e il petto. Ciò facilita la
ricrescita continua dei peli asportati e si pensa che ciò dia la possibilità di
tenere pronti i soggetti per l'esposizione durante tutto l'arco della stagione
espositiva. Nulla di più errato. Se questa pratica è
attuabile per i terriers che col togliere il pelo
bianco o fulvo o nero si sollecita la ricrescita del pelo che conserva il
colore e la tessitura di base, ciò è impensabile per la nostra razza. Ed eccone il perché: il pelo pepe
e sale, come detto altrove, è nero alla punta, ha una fascia bianca per tornare
nero alla sua radice. Va da se che ricrescendo vedremo punte nere sbucare fra
il tono "grigio" del pepe e sale conferendo, al suo aspetto,
l'apparenza di mantello "tarlato" mai uniforme e mai compatto.
A
conclusione di quanto ho detto fino ad ora mi piace
ricordare ciò che si è sempre detto: lo schnauzer medio è il prototipo. Un gigante dev'essere uguale come se
fosse visto attraverso la lente d'ingrandimento. Il nano anch'esso
uguale ma visto col binocolo rovesciato.
Il tipo,
le proporzioni, i volumi, gli angoli, l'equilibrio fra tronco e arti non devono
cambiare ed esaminando la razza in ciascuna delle tre
taglie ed in ognuno dei quattro colori riconosciuti, deve sempre apparire
inconfondibile l'impronta di razza. Gigante o medio o nano sia sempre molto
evidente che si tratta di uno schnauzer.
Un buon
movimento, qualunque esso debba essere è sempre il
frutto di una buona costruzione del soggetto. La qualità del movimento in un
particolare tipo di soggetto è determinata dalla sua rispondenza all'impiego
per il quale tale soggetto è stato selezionato. Nel
caso dello Schnauzer tale selezione è stata mirata all'ottenimento di un cane
che, dovendo accompagnare le carrozze, fosse un ottimo
galoppatore. La miglior costruzione per uno Schnauzer sarà quindi quella che
consentirà al nostro cane di poter a lungo galoppare in modo efficiente e
quindi con il minor possibile sforzo, ogni difetto di costruzione che alteri tale equilibrio e tale ottimale rapporto fra
risultato e sforzo sarà quindi indesiderabile.
Il
movimento risulterà quindi corretto quando gli arti risulteranno
in buon appiombo e le ossa risultino nei giusti rapporti di lunghezza e
angolazione.
Alcuni dei
difetti riscontrabili nel movimento dell'anteriore sono:
Alcuni dei
difetti riscontrabili invece nel posteriore sono:
Ognuno dei
difetti sopra citati presuppone che il cane sia costruito in modo non corretto
e che quindi gli arti si muovano non in perfetto appiombo e non in armonia con
quello che è l'allungo dell'anteriore e la spinta del
posteriore e con l'uso appropriato e corretto dei garretti. Molti soggetti
hanno infatti il garretto che anziché "spingere
via" il terreno sembrano irrigiditi fra garretto, metatarso e tarso e
quindi l'angolo femoro-tarsale viene poco usato per
la propulsione, non muovono quindi secondo un movimento naturale che dovrebbe
essere di tutti gli animali.
Il
corretto movimento dello schnauzer è detto laterale ossia con i due treni allineati
prima uno poi l'altro. Difettoso è invece il movimento ambio, quando cioè gli arti, anteriore e posteriore di uno stesso lato,
vengono spostati contemporaneamente. Il movimento ambio è talvolta
riscontrabile nei giganti, nei quali però, nella maggior parte dei casi esso si
riscontra solo nei primi passi e si risolve allorché l'animale nello sviluppo
del movimento recupera riuscendo ad esprimere il naturale e corretto movimento
laterale. Nel movimento quindi si notano i difetti di costruzione ed ancor più
i problemi dovuti ad un garretto troppo lungo o ad un omero troppo corto,
problema quest'ultimo molto diffuso ai nostri giorni
e che comporta un movimento detto "steppare"
o movimento "Hackney".
Si deve
oggi riconoscere che nelle nostre razze si riscontra in percentuale molto
elevata un movimento chiuso nel posteriore, con i garretti cioè
ravvicinati. Ritengo che potrebbe risultare utile
sottoporre alcuni soggetti a radiografia della tibia, la quale oltre a dover
presentare una determinata lunghezza minima prescritta per essere in buona
armonia con il femore è mia personale convinzione che presenti una leggera arquatura, non risultando cioè diritta dall'innesto del
tarso alla congiunzione tramite il ginocchio al femore ma presentando una
leggera curvatura, determinando così questo tipo di chiusura del posteriore,
cosa che ripeto è comune a tutte e tre le taglie della nostra razza. Pertanto non dovremo penalizzare eccessivamente tale
difetto, pur considerando che, a parità di qualità generali fra due soggetti
sarà da preferire quello che non presenterà tale tipo di difetto. Importante
sarà anche osservare come nel movimento il cane oltre ad avere degli appiombi
corretti ed una buona armonia fra allungo e spinta
mantenga una buona fermezza della linea dorsale, con un garrese ben rilevato ed
una coda che sia la naturale sortita della linea del rachide a conferma della
solidità e della compattezza del soggetto. Il cane che avesse il rene un po' lungo tenderebbe ad oscillare, specialmente nel posteriore,
poiché essendo il rene il ponte fra l'anteriore ed il posteriore ed essendo
tale ponte lungo e un po' esile rispetto al resto dei volumi del cane può dare
adito a questo movimento difettoso.
Nel
giudicare un animale, nel nostro caso uno schnauzer, è sempre piacevole che
l'armonia determini un quadro corretto di quello che è la nostra idealizzazione
del tipo, della costruzione, della condizione, pertanto anche il movimento non dev'essere sottovalutato perché è un po' l'espressione non
solo di un certo tipo di addestramento, perché un cane
va anche un po' allenato e addestrato a muoversi in un dato modo, ma è
l'espressione del carattere del cane, perché un cane che cammina con il garrese
alla giusta altezza, con un giusto allungo dell'anteriore, con una bella propulsione
dei garretti usati nella maniera giusta, con la groppa giusta e con la coda che
sortisce correttamente come anzi detto è sicuramente piacevole all'occhio del
giudice che può constatare anche nel movimento l'armonia che il cane gli aveva
già offerto nell'esaminarlo da fermo.
Come recita lo standard lo Schnauzer è un cane cordiale ma
riservato. Dobbiamo rifarci all'epoca nella quale è
stato selezionato il prototipo e cioè un'epoca primitiva e poco frequentata
qualitativamente e quantitativamente dall'uomo e quindi un cane che è stato
abituato ad essere custode del proprio compagno quadrupede, il cavallo, e fare
guardia al suo cibo a riservarsi di camminarne al fianco sportivamente per
lunghi chilometri incontrando però tutto sommato poca gente. Un cane pertanto
riservato quel tanto che gli consente di essere devoto
al proprio padrone ma non di far festa a tutti. Ottimo cane
che guarda il suo territorio, geloso quindi del proprio dominio al punto tale
che lo difende con ardore e con convinzione. È un cane estremamente affettuoso ed estremamente leale nei confronti
non solo del padrone ma di tutti i componenti della famiglia. Soprattutto nel
caso del medio, poiché nella selezione che ha portato alla nascita delle altre
due taglie vi sono state infusioni di altro sangue che
ne hanno modificato alcune sfumature caratteriali, il suo amore va però in modo
particolare ad una persona nell'ambito famigliare.
È un cane
gioioso che ama il gioco e tale resta fino a tarda età quando invece soggetti di altre razze dormono saporitamente. È molto vigile, ha una
soglia di attenzione spiccatissima per cui certo non
capiterà che il cane dorma allorché un estraneo o una macchina non conosciuta
si avvicinano al suo territorio. Certamente il gigante ha più vivo il senso
della difesa, il medio è invece più incline alla guardia, per la quale è stato selezionato, il nano infine è un cane più
giocherellone pur rimanendo un ottimo guardiano. Personalmente l'attitudine del
medio, sarà perché li ho allevati, ne ho avuti di più
è quella che mi affascina maggiormente.
Nel suo
insieme ciò che più ci colpisce la prima volta è l'impatto visivo,
l'espressione di armonia, di eleganza con sostanza, di
compattezza e solidità; in due parole, l'avvenenza fisica, unitamente al carattere un po' riservato,
attento.
È quindi
un cane altamente raccomandabile soprattutto per dei
palati raffinati, non è un cane da tutti per nostra fortuna e per fortuna della
razza. Pertanto il raffinato che gli si avvicina, difficilmente, ritengo, rinuncerebbe in seguito ad avere un altro cane che non fosse
uno Schnauzer.
Marisa Brivio Chellini
FCI-Standard N° 181 / / GB SCHNAUZER GIGANTE (Riesenschnauzer)
PAESE D' ORIGINE: Germania
DATA DI PUBBLICAZIONE
DELLO STANDARD ORIGINALE VALIDO:
06.04.2000
IMPIEGO: Cane
da utilità e da compagnia.
CLASSIFICAZONE
FCI : Gruppo 2 Cani di tipo pinscher e
schnauzer, molossoidi e cani bovari svizzeri
Sezione 1 Cani di tipo pinscher e schnauzer.
Sottoposta a prova di
lavoro.
BREVI CENNI STORICI :
In origine lo schnauzer
gigante era impiegato nelle regioni meridionali della
Germania come conduttore delle mandrie. Verso la fine
del diciannovesimo secolo, alcuni allevatori, resisi conto delle sue
strabilianti potenzialità come cane da lavoro e dei suoi peculiari pregi
caratteriali, ne iniziarono la selezione. Nel 1913 venne
fondato il libro genealogico in cui si registarvano i
soggetti, e, dopo solo 12 anni, cioè nel 1925, la razza ricevette il
riconoscimento ufficiale e venne classificato come cane da lavoro.
ASPETTO GENERALE :
Di grossa
taglia, potente, più compatto che slanciato. E' la copia ingrandita e irrobustita dello
schnauzer. E' un cane fiero, predisposto alla difesa e la cui prestanza incute
rispetto.
PROPORZIONI
IMPORTANTI :
Di costruzione quadrata, il
che significa che l' altezza al garrese corrisponde
approssimativamente alla lunghezza del tronco.
La lunghezza totale della
testa (misurata cioè dalla punta del tartufo alla
cresta occipitale) corrisponde alla metà della lunghezza del dorso (misurata
dal garrese all' attacco della coda)
COMPORTAMENTO/TEMPERAMENTO :
Tipici del suo carattere
sono l' equilibrio del temperamento e la fedeltà
incorruttibile nei confronti del proprio padrone. I suoi organi di senso sono sono molto sviluppati come lo sono anche la sua
intelligenza, la sua attitudine all
' addestramento, la sua forza, la sua perseveranza, la sua rapidità e la
sua resistenza alle intemperie e alle malattie. La sua innata capacità di
sopportare la fatica e la sua sicurezza fanno del riesenschnauzer il cane ideale per la compagnia e per l'
impiego nell' addestramento alla difesa o all' utilità.
TESTA
REGIONE DEL CRANIO
Cranio: il cranio è forte e allungato con
occipite poco saliente. La testa deve essere in armonia con la mole del cane.
L’osso frontale è piatto con pelle ben tesa, la linea
orizzontale della fronte deve essere parallela alla linea superiore del
muso.
Stop:
lo stop è ben marcato e con l’ aiuto delle
sopraciglia appare ben evidente.
REGIONE DEL MUSO
Tartufo: molto sviluppato sempre nero con
narici ben aperte
Muso: termina a tronco di cono, la linea
superiore è rettilinea
Labbra: nere, ben aderenti e piatte contro le
mandibole, la commessura labiale è poco evidente
Denti: mandibola e mascella solide, forte
chiusura a forbice ben combaciante. La dentatura deve essere
completa con 42 denti forti e bianchi, e rispettare la formula dentaria
del cane. Il muscolo massetere è ben sviluppato ma non tanto da far sembrare le
guance troppo in rilievo per non alterare l’ aspetto
rettangolare della testa,con l’ aiuto della barba
Occhi: di media grandezza e di forma ovale
inseriti in posizione semilaterale e il più scuri possibile con una espressione
viva. Le palpebre sono ben aderenti al globo oculare
Orecchie: integre ripiegate e pendenti attaccate alte sulla testa a
forma di v rovesciata, sono portate in modo simmetrico e rivolte in
avanti( quando il cane è in attenzione) in direzione degli zigomi, il bordo
interno delle orecchie è aderente alle guance. L’ attaccatura non deve superare
la linea del cranio
COLLO
Il collo si fonde
armoniosamente nel garrese e si raccorda alla nuca con una forte muscolatura.
In armonia con il resto del corpo il collo è
solidamente inserito, slanciato e nobilmente arcuato. La pelle della gola è ben
tesa e il tessuto sottostante non forma pliche
CORPO
Linea dorsale: la linea dorsale è leggermente
discendente dal garrese verso il posteriore
Garrese: rappresenta il punto più alto della
linea dorsale
Dorso: forte, corto e fermo
Rene: corto solido e largo. La distanza
tra l’ ultimo arco costale e la coscia è breve tanto
da far apparire il cane compatto
Groppa: si fonde impercettibilmente con l’ attaccatura della coda ed è leggermente arrotondata
Petto: di larghezza moderata, la sezione
trasversale è ovale e disceso fino al gomito. Anteriormente
il petto è nettamente contraddistinto dalla punta dello sterno.
Linea inferiore e
ventre: il ventre è
moderatamente retratto e unendosi con la parte inferiore del torace
disegna una bella linea arcuata
Coda: naturale
ARTI
ARTI ANTERIORI: visti di fronte gli arti anteriori
sono solidi, diritti e non troppo vicini. Visti di profilo gli avambracci sono diritti
Spalla: la scapola è decisamente
aderente alla parete del torace, piuttosto muscolosa supera in altezza le
apofisi spinose delle vertebre toraciche. Deve essere il più angolata possibile e ben inserita , l’angolo che forma con l’ orizzontale è di circa 50°
Braccio: ben aderente al corpo, solido e muscoloso forma con la scapola un angolo tra i 95° e i 105°
Gomito: ben aderente, senza deviazioni né
verso l' esterno che verso l’ interno
Avambraccio: visto da ogni lato è assolutamente
diritto, ben sviluppato e con
muscolatura ben evidente
Articolazione carpale: solido, fermo, si nota poco nella struttura dell’ avambraccio
Metacarpo: visto frontalmente deve essere
verticale, nel profilo laterale si nota una lieve inclinazione, deve essere
solido e muscoloso e leggermente elastico
Piede anteriore: raccolto e rotondo, le dita sono
ben arcuate ( piede di gatto ), i cuscinetti plantari sono forti e neri e le
unghie sono forti e scure
ARTI POSTERIORI: visti di profilo gli arti posteriori
sono inclinati, visti posteriormente sono paralleli e non troppo ravvicinati
Coscia: di media lunghezza, larga e molto muscolosa
Ginocchio: ben diretto, mai rivolto verso l'
interno o l' esterno
Gamba: lunga, forte e nevrile,
si raccorda nel garretto, che dev' essere forte
Garretto: molto ben angolato, robusto e
fermo, mai deviato verso l' interno o l' esterno
Metatarso: corto e perpendicolare al suolo
Piede posteriore: dita corte, arcuate e chiuse; le
unghie sono corte e di colore scuro
MOVIMENTO
Sciolto, elegante, agile,
libero ed ampio. Gli arti anteriori si estendono il più possibile in avanti,
quelli posteriori procurano la spinta necessaria per
delle lunghe ed elastiche falcate. L’ arto anteriore, da un lato, e il
posteriore, dal lato opposto avanzano nello stesso tempo. Il dorso, i legamenti
e le articolazioni sono ferme
PELLE
Ben aderente su tutto il
corpo
MANTELLO
Pelo: il pelo deve essere duro ( così
detto filo di ferro ) e ben fitto, il mantello si compone di un sottopelo ben
fitto e di un pelo di copertura (sufficientemente lungo da poterne valutare la
qualità) duro e ben aderente, non dev' essere né
arricciato, né ondulato. Il pelo sugli arti tende ad essere meno duro. Il pelo
è normalmente più corto sula fronte e le orecchie. La
barba, non troppo morbida, e le
sopraciglia cespugliose che coprono leggermente gli occhi, sono una tipica
caratteristica di razza
Colore:
·
Nero unicolore con sottopelo nero.
·
Pepe e sale ( misto di peli bicolori con base grigia e banda nera )
Per
quanto riguarda il pepe e sale nell’ allevamento si
cerca di ottenere un colore medio con una tonalità “ pepe “ ben pigmentata di
nero e uniforme, con un sottopelo grigio. Sono ammesse delle tonalità che vanno
dal grigio scuro color del ferro al grigio
più argentato. Indipendentemente dalla tonalità del mantello tutti gli
schnauzer “ pepe e sale “ devono avere una maschera più scura che accentua l’ espressione e che si sposa armoniosamente con il colore
del soggetto. La presenza di zone
nettamente chiare sulla testa, sul petto, e sugli arti non sono da ricercarsi.
TAGLIA E PESO
Altezza al garrese: sia per i maschi che per le femmine da 60 a 70 cm
Peso ideale: sia per i maschi che per le femmine da 35 a 45 kg.
DIFETTI
Tutto
ciò che si discosta dalle caratteristiche sopra descritte
è da considerarsi difetto che sarà penalizzato in funzione della sua gravità.
IN PARTICOLARE:
·
Testa troppo piccola o troppo corta, nel suo insieme
·
Cranio pesante o arrotondato
·
Fronte con pelle rugosa
·
Muso corto, appuntito o stretto
·
Chiusura dei denti a tenaglia
·
Guance e arcate zigomatiche troppo sporgenti
·
Occhi chiari, troppo grandi o rotondi
·
Orecchie attaccate basse, troppo lunghe o portate non in modo simmetrico
·
Presenza di giogaia
·
Collo esile
·
Dorso troppo lungo, debole e avallato
·
Dorso di carpa
·
Groppa scoscesa
·
Coda portata troppo alta e rivolta verso
la testa ( da lepre )
·
Piedi allungati
·
Movimento in ambio
·
Pelo troppo corto, troppo lungo, morbido,setoso, di colore bianco, picchiettato o con colore diverso
da quello prescritto
·
Sottopelo marrone
·
Per i soggetti “ pepe e sale “ striscia nera sul dorso ( striscia d’ anguilla ) o sella nera
·
Taglia inferiore o superiore a 2cm. rispetto ai limiti
dello standard.
DIFETTI GRAVI
·
Costruzione grossolana o leggera, soggetti troppo alti
o troppo bassi sugli arti
·
Caratteri sessuali poco marcati
·
Gomiti deviati verso l' esterno
·
Posteriore vaccino o a botte
·
Garretti deviati verso l’ interno
·
Taglia inferiore o superiore a quella indicata dallo
standard per più di 2 cm e meno di 4 cm
DIFETTI ELIMINATORI
·
Ogni tipo di malformazione
·
Soggetti mancanti di tipicità
·
Difetti di chiusura, prognatismo, enognatismo, arcate
degli incisivi deviate
· Difetti
gravi riguardanti la costruzione, il pelo e il colore
·
Taglia inferiore o superiore di 4 cm. o
più rispetto allo standard
· Comportamento
pauroso, aggressivo,mordace, esageratamente diffidente
e nervoso
N.B. I maschi devono avere due testicoli di aspetto normale completamente discesi nello scroto.
STANDARD N. 182- SCHNAUZER MEDIO (D)
ORIGINE: Tedesca
UTILIZZAZIONE:
Cane da guardia e da scorta
CLASSIFICAZIONE
F.C.I.: Gruppo 2
cani di tipo schnauzer e pinscher, molossoidi, cani da montagna e bovari svizzeri, non
sottoposti a prova di lavoro
BREVE CENNO
STORICO: Le origini dello schnauzer
risiedono nella Germania del sud dove veniva
utilizzato per fare la guardia alle scuderie e portato al seguito delle
carrozze.Lo schnauzer si sentiva particolarmente a
proprio agio in compagnia dei cavalli.
Di carattere zelante dava la caccia ai roditori, che uccideva in un baleno e
che gli valse il nome, nel linguaggio popolare, di “ cacciatore di topi. All’
epoca della fondazione del Pinscher Schnauzer Club
tedesco nel 1895 veniva ancora chiamato Pinscher a pelo ruvido.
ASPETTO
GENERALE: cane di taglia media di
costruzione più compatta che allungata a pelo duro.
PROPORZIONI
IMPORTANTI:
·
L’ altezza al garrese corrisponde all’ incirca alla
lunghezza del corpo dando allo schnauzer un aspetto quadrato.
·
La lunghezza totale della testa ( misurata dall’ estremità
del tartufo alla cresta occipitale) corrisponde alla metà della lunghezza del
dorso ( misurata dal garrese all’ attaccatura della coda.
COMPORTAMENTO E
CARATTERE:
Temperamento vivace associato ad una calma circospetta, una predilezione al
gioco e un attaccamento proverbiale al suo padrone sono i tratti tipici del
carattere dello schnauzer. Amante dei bambini è incorruttibile e vigile ma non
per questo abbaia per un nonnulla. I suoi sensi sono molto sviluppati, la sua
sagacia e intelligenza, l’attitudine all’ addestramento,
il suo coraggio, resistenza e ottima sopportazione alle intemperie e alle
malattie lo collocano come un eccellente cane per la famiglia, la guardia, e
con le caratteristiche necessarie per essere un cane da utilità.
TESTA
REGIONE DEL CRANIO:
CRANIO: Il
cranio è forte e allungato con occipite poco saliente, la testa deve essere in
armonia con la mole del cane. L’osso frontale è piatto con
pelle ben tesa, la linea orizzontale della fronte deve essere parallela
alla lina superiore del muso.
STOP:
lo stop è ben marcato e con l’ aiuto delle
sopraciglia appare ben evidente.
REGIONE
DELLA FACCIA
TARTUFO:
molto sviluppato sempre nero con narici ben aperte
MUSO:
termina a tronco di cono, la linea superiore è rettilinea
LABBRA: nere, ben aderenti e piatte contro
le mandibole, la commessura labiale è poco evidente
DENTI: mandibole solide, forte chiusura a
forbice ben combaciante. La dentatura deve essere completa
con 42 denti forti e bianchi, e rispettare la formula dentaria del cane. Il
muscolo massetere è ben sviluppato ma non tanto da far sembrare le guance
troppo in rilievo per non alterare l’ aspetto
rettangolare della testa,con l’ aiuto della barba.
OCCHI: di media grandezza e di forma
ovale inseriti in posizione semilaterale e il più scuri possibile con una espressione
viva. Le palpebre sono ben aderenti al globo oculare.
ORECCHIE: integre ripiegate e pendenti attaccate alte sulla testa a
forma di v rovesciata, sono portate in modo simmetrico e rivolte in
avanti( quando il cane è in attenzione) in direzione degli zigomi, il bordo
interno delle orecchie è aderente alle guance. L’ attaccatura non deve superare
la linea del cranio.
COLLO:
Il collo si fonde armoniosamente nel garrese e si raccorda
alla nuca con una forte muscolatura. In armonia con il resto del corpo il collo è solidamente inserito, slanciato e
nobilmente arcuato. La pelle della gola è ben tesa e il tessuto sottostante non
forma pliche.
CORPO
LINEA SUPERIORE: La linea superiore è leggermente discendente dal garrese verso l’ attaccatura
della coda.
GARRESE: Costituisce il punto più alto del
dorso.
DORSO: Solido, corto e fermo.
RENE: Corto solido e largo. La distanza
tra l’ ultimo arco costale e la coscia è breve tanto
da far apparire il cane compatto.
GROPPA: Si fonde impercettibilmente con l’ attaccatura della coda ed è leggermente arrotondata.
TORACE: Di larghezza moderata, la sezione
trasversale è ovale e disceso fino al gomito. Anteriormente
il petto è nettamente contraddistinto dalla punta dello sterno.
LINEA INFERIORE E
VENTRE: Il ventre è
moderatamente retratto e unendosi con la parte inferiore del torace
disegna una bella linea arcuata.
CODA: Naturale ( non amputata )
ARTI
ARTI ANTERIORI: Visti di fronte gli arti anteriori
sono solidi, diritti e non troppo vicini. Visti di profilo gli avambracci sono
diritti.
SPALLA: La scapola è decisamente
aderente alla parete del torace, piuttosto muscolosa supera in altezza le
apofisi spinose delle vertebre toraciche, deve essere il più angolata possibile e ben inserita ,
l’angolo che forma con l’ orizzontale è di circa 50°.
BRACCIO: Ben aderente al corpo, solido e muscoloso forma con la scapola un angolo tra i 95° e i 105°.
GOMITI: Ben aderenti non deviati ne all’ esterno che all’ interno del soggetto.
AVAMBRACCIO: Visto da ogni lato è assolutamente
diritto, ben sviluppato e con
muscolatura ben evidente.
CARPO: Solido, fermo, si nota poco nella
struttura dell’ avambraccio.
METACARPO: Visto frontalmente deve essere
verticale, nel profilo laterale si nota una lieve inclinazione, deve essere
solido e muscoloso e leggermente elastico.
PIEDE: corto e rotondo, le dita sono
schiuse e arcuate ( piede di gatto ) i cuscinetti plantari sono forti e neri e
le unghie sono forti e scure.
ARTI POSTERIORI: Visti di profilo gli arti
posteriori sono inclinati, visti posteriormente sono paralleli e non troppo
ravvicinati.
COSCE: Di media lunghezza, larghe e molto
muscolose.
GINOCCHIA: Ben dirette, mai rivolte verso l' interno
o l' esterno.
GAMBE: Lunghe, forti e nevrili si raccordano nei solidi garretti.
GARRETTI: Ben angolati, articolazioni solide,non deviati ne all’ esterno ne all’ interno.
METATARSI: Corti e verticali in rapporto al
suolo.
PIEDI POSTERIORI: Dita corte, arcuate e chiuse; le
unghie sono corte e di colore scuro.
MOVIMENTO
Elastico, elegante,agile e libero
che copre terreno. Gli arti anteriori si estendono il più possibile in avanti,
quelli posteriori procurano la spinta necessaria per
delle lunghe ed elastiche falcate. L’ arto anteriore, da un lato, e il
posteriore, dal lato opposto avanzano nello stesso tempo. Il dorso, i legamenti
e le articolazioni sono ferme.
PELLE: La pelle è ben aderente al tessuto
sottostante per tutto il corpo.
MANTELLO
PELO: Il pelo deve essere duro ( così
detto filo di ferro ) e ben fitto, il mantello si compone di un sottopelo ben
fitto e di un pelo di copertura (in nessun caso troppo corto) duro e ben
aderente.
Il
pelo di copertura è ruvido, abbastanza lungo per
permettere di apprezzarne la tessitura, ne arricciato, ne ondulato. Sulla testa
e sugli arti il pelo tende ad essere più morbido; sulla fronte e sulle orecchie
è più corto. La barba, non troppo morbida,
e le sopraciglia cespugliose che coprono leggermente gli occhi, sono una
tipica caratteristica.
COLORE:
·
Nero unicolore con sottopelo nero.
·
Pepe e sale ( misto di peli bicolori con base grigia e banda nera )
Per
quanto riguarda il pepe e sale nell’ allevamento si
cerca di ottenere un colore medio con una tonalità “ pepe “ ben pigmentata di
nero e uniforme, con un sottopelo grigio. Sono ammesse delle tonalità che vanno
dal grigio scuro color del ferro al grigio
più argentato. Indipendentemente dalla tonalità del mantello tutti gli
schnauzer “ pepe e sale “ devono avere una maschera più scura che accentua l’ espressione e che si sposa armoniosamente con il colore
del soggetto. La presenza di zone
nettamente chiare sulla testa, sul petto, e sugli arti non sono da ricercarsi.
TAGLIA E PESO
Altezza al garrese sia per i maschi
che per le femmine: da 45 a 50 cm.
Peso ideale sia per i maschi che per
le femmine: 14 a 20 Kg.
DIFETTI
Tutto ciò che si discosta dalle caratteristiche sopra descritte è da considerarsi difetto che sarà penalizzato in
funzione della sua gravità.
IN PARTICOLARE:
·
Testa troppo piccola o troppo corta, nel suo insieme
·
Cranio pesante o arrotondato
·
Fronte con pelle rugosa
·
Muso corto, appuntito o stretto
·
Chiusura dei denti a tenaglia
·
Guance e arcate zigomatiche troppo sporgenti
·
Occhi chiari, troppo grandi o rotondi
·
Orecchie attaccate basse, troppo lunghe o portate non in modo simmetrico
·
Presenza di giogaia
·
Collo esile
·
Dorso troppo lungo, debole e avallato
·
Dorso di carpa
·
Groppa scoscesa
·
Coda portata troppo alta e rivolta verso
la testa ( da lepre )
·
Piedi allungati
·
Movimento in ambio
·
Pelo troppo corto, troppo lungo, morbido,setoso, di colore bianco, picchiettato o con colore diverso
da quello prescritto
·
Sottopelo marrone
·
Per i soggetti “ pepe e sale “ striscia nera sul dorso ( striscia d’ anguilla ) o sella nera
·
Taglia inferiore o superiore ad un centimetro rispetto ai limiti dello
standard.
DIFETTI GRAVI
·
Costruzione grossolana o leggera, soggetti troppo alti
o troppo bassi sugli arti
·
Caratteri sessuali poco marcati
·
Gomiti deviati verso l' esterno
·
Posteriore vaccino o a botte
·
Garretti deviati verso l’ interno
·
Taglia inferiore o superiore a quella indicata dallo
standard per più di 1 centimetro e meno di 3 centimetri.
DIFETTI ELIMINATORI
·
Ogni tipo di malformazione
·
Soggetti mancanti di tipicità
·
Difetti di chiusura, prognatismo, enognatismo, arcate
degli incisivi deviate
· Difetti
gravi riguardanti la costruzione, il pelo e il colore
·
Taglia inferiore o superiore di 3 cm. o
più rispetto allo standard
· Comportamento
pauroso, aggressivo,mordace, esageratamente diffidente
e nervoso
N.B. I maschi devono avere due testicoli di aspetto normale completamente discesi nello scroto.
FCI
Standard N° 183 / /SCHNAUZER NANO (Zwergschnauzer)
PAESE D' ORIGINE: Germania
DATA DI
PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VALIDO: 06.04.2000
IMPIEGO: Cane
di casa e da compagnia.
CLASSIFICAZONE
FCI : Gruppo 2 Cani di tipo pinscher e
schnauzer, molossoidi e cani bovari svizzeri
Sezione 1 Cani di tipo pinscher e schnauzer.
Non sottoposta a prova di
lavoro.
BREVI CENNI STORICI :
Verso la fine del
diciannovesimo secolo cominciò a diffondersi nell' area
di Francoforte sul Meno un piccolo Schnauzer, sebbene venisse ancora descritto
come Zwerpinscher a pelo duro. A causa della presenza
contemporanea di diverse forme, dimensioni, tipi e di differenti qualità di
tessitura del mantello (duro, molle e setoso), non
era certo un compito agevole giungere ad ottenere un piccolo cane che avesse l' aspetto e i caratteri tipici del suo fratello maggiore,
lo Schnauzer.
ASPETTO GENERALE :
Piccolo, robusto, più
compatto che slanciato, a pelo ruvido, distinto. E' la
copia rimpicciolita dello Schnauzer, senza manifestare comunque
alcun segno di nanismo.
PROPORZIONI
IMPORTANTI :
Di costruzione quadrata, il
che significa che l' altezza al garrese corrisponde
approssimativamente alla lunghezza del tronco.
La lunghezza totale della
testa (misurata cioè dalla punta del tartufo alla
cresta occipitale) corrisponde alla metà della lunghezza del dorso (misurata
dal garrese all' attacco della coda).
COMPORTAMENTO/TEMPERAMENTO :
Il suo atteggiamento è
simile a quello dello Schnauzer anche se caratterizzato dal temperamento e dal
comportamento tipici di un cane di piccola taglia. Intelligenza, temerarietà,
resistenza e vigilanza rendono lo Zwergschnauzer un
piacevole cane da casa, oltre che da guardia e da compagnia che può vivere
senza problemi anche in una casa di piccole dimensioni.
TESTA
REGIONE DEL CRANIO
Cranio: il cranio è forte e allungato con
occipite poco saliente. La testa deve essere in armonia con la mole del cane.
L’osso frontale è piatto con pelle ben tesa, la linea
orizzontale della fronte deve essere parallela alla linea superiore del
muso.
Stop:
lo stop è ben marcato e con l’ aiuto delle
sopraciglia appare ben evidente.
REGIONE DEL MUSO
Tartufo: molto sviluppato sempre nero con
narici ben aperte
Muso: termina a tronco di cono, la linea
superiore è rettilinea
Labbra: nere, ben aderenti e piatte contro
le mandibole, la commessura labiale è poco evidente
Denti: mandibola e mascella solide, forte
chiusura a forbice ben combaciante. La dentatura deve essere
completa con 42 denti forti e bianchi, e rispettare la formula dentaria
del cane. Il muscolo massetere è ben sviluppato ma non tanto da far sembrare le
guance troppo in rilievo per non alterare l’ aspetto
rettangolare della testa,con l’ aiuto della barba
Occhi: di media grandezza e di forma ovale
inseriti in posizione semilaterale e il più scuri possibile con una espressione
viva. Le palpebre sono ben aderenti al globo oculare
Orecchie: integre ripiegate e pendenti attaccate alte sulla testa a
forma di v rovesciata, sono portate in modo simmetrico e rivolte in
avanti( quando il cane è in attenzione) in direzione degli zigomi, il bordo
interno delle orecchie è aderente alle guance. L’ attaccatura non deve superare
la linea del cranio
COLLO
Il collo si fonde
armoniosamente nel garrese e si raccorda alla nuca con una forte muscolatura.
In armonia con il resto del corpo il collo è
solidamente inserito, slanciato e nobilmente arcuato. La pelle della gola è ben
tesa e il tessuto sottostante non forma pliche
CORPO
Linea dorsale: la linea dorsale è leggermente
discendente dal garrese verso il posteriore
Garrese: rappresenta il punto più alto della
linea dorsale
Dorso: forte, corto e fermo
Rene: corto solido e largo. La distanza
tra l’ ultimo arco costale e la coscia è breve tanto
da far apparire il cane compatto
Groppa: si fonde impercettibilmente con l’ attaccatura della coda ed è leggermente arrotondata
Petto: di larghezza moderata, la sezione
trasversale è ovale e disceso fino al gomito. Anteriormente
il petto è nettamente contraddistinto dalla punta dello sterno.
Linea inferiore e
ventre: il ventre è
moderatamente retratto e unendosi con la parte inferiore del torace
disegna una bella linea arcuata
Coda: naturale
ARTI
ARTI ANTERIORI: visti di fronte gli arti anteriori
sono solidi, diritti e non troppo vicini. Visti di profilo gli avambracci sono diritti
Spalla: la scapola è decisamente
aderente alla parete del torace, piuttosto muscolosa supera in altezza le apofisi
spinose delle vertebre toraciche. Deve essere
il più angolata possibile e ben inserita ,
l’angolo che forma con l’ orizzontale è di circa 50°
Braccio: ben aderente al corpo, solido e muscoloso forma con la scapola un angolo tra i 95° e i 105°
Gomito: ben aderente, senza deviazioni né
verso l' esterno che verso l’ interno
Avambraccio: visto da ogni lato è assolutamente
diritto, ben sviluppato e con
muscolatura ben evidente
Articolazione carpale: solido, fermo, si nota poco nella struttura dell’ avambraccio
Metacarpo: visto frontalmente deve essere
verticale, nel profilo laterale si nota una lieve inclinazione, deve essere
solido e muscoloso e leggermente elastico
Piede anteriore: raccolto e rotondo, le dita sono
ben arcuate ( piede di gatto ), i cuscinetti plantari sono forti e neri e le
unghie sono forti e scure
ARTI POSTERIORI: visti di profilo gli arti
posteriori sono inclinati, visti posteriormente sono paralleli e non troppo
ravvicinati
Coscia: di media lunghezza, larga e molto muscolosa
Ginocchio: ben diretto, mai rivolto verso l'
interno o l' esterno
Gamba: lunga, forte e nevrile,
si raccorda nel garretto, che dev' essere forte
Garretto: molto ben angolato, robusto e
fermo, mai deviato verso l' interno o l' esterno
Metatarso: corto e perpendicolare al suolo
Piede posteriore: dita corte, arcuate e chiuse; le
unghie sono corte e di colore scuro
MOVIMENTO
Sciolto, elegante, agile,
libero ed ampio. Gli arti anteriori si estendono il più possibile in avanti,
quelli posteriori procurano la spinta necessaria per
delle lunghe ed elastiche falcate. L’ arto anteriore, da un lato, e il
posteriore, dal lato opposto avanzano nello stesso tempo. Il dorso, i legamenti
e le articolazioni sono ferme
PELLE
Ben aderente su tutto il
corpo
MANTELLO
Pelo: il pelo deve essere duro ( così
detto filo di ferro ) e ben fitto, il mantello si compone di un sottopelo ben
fitto e di un pelo di copertura (sufficientemente lungo da poterne valutare la
qualità) duro e ben aderente, non dev' essere né
arricciato, né ondulato. Il pelo sugli arti tende ad essere meno duro. Il pelo
è normalmente più corto sula fronte e le orecchie. La
barba, non troppo morbida, e le
sopraciglia cespugliose che coprono leggermente gli occhi, sono una tipica
caratteristica di razza
Colore:
Per quanto riguarda il pepe
e sale nell’ allevamento si cerca di ottenere un
colore medio con una tonalità “ pepe “ ben pigmentata di nero e uniforme, con
un sottopelo grigio. Sono ammesse delle tonalità che vanno dal grigio scuro
color del ferro al grigio più argentato.
Indipendentemente dalla tonalità del mantello tutti gli schnauzer “ pepe e sale
“ devono avere una maschera più scura che accentua l’ espressione
e che si sposa armoniosamente con il colore del soggetto. La presenza di zone nettamente chiare sulla testa, sul
petto, e sugli arti non sono da
ricercarsi.
Per il nero argento vale,
quale ndirizzo per l' allevamento,
il colore nero del pelo associato ad un sottopelo del medesimo colore e con
tracce bianche sopra gli occhi, sulla gola, alle guance, sulla parte prominente
del petto, al metacarpo e al metatarso, ai piedi anteriori e posteriori, nella
parte interna degli arti posteriori ed intorno all' ano. La fronte, la nuca e
la parte esterna dell' orecchio sono nere.
TAGLIA E PESO
Altezza
al garrese: sia per
i maschi che per le femmine tra i 30 e i 35 cm.
Peso: sia per i maschi che per le femmine
approssimativamente tra i 4.5 e i 7 kg.
DIFETTI
Tutto ciò che si discosta
dalle caratteristiche sopra descritte è da
considerarsi difetto che sarà penalizzato in funzione della sua gravità.
In particolare:
DIFETTI GRAVI
DIFETTI DA SQUAIFICA
N.B. I maschi devono avere due testicoli di aspetto
normale completamente discesi nello scroto.